giovedì 1 marzo 2012

Tango - Eduardo “El Nene” Masci

Una serata speciale.
Quella sera, alla Milonga Porteña di Rovigo, l'emozione che trapelava dalle parole di Elisabetta Cavallari era riuscita a calamitare l'attenzione di tutti i presenti. Finalmente aveva coronato un sogno: portare Eduardo Masci, detto "El Nene", in terra italiana ed ora era lì, ospite di eccezione del suo locale dove vengono applicati “los codigos milongueros” e dove è possibile respirare la tipica atmosfera delle milonghe Porteñe.

Elisabetta ricordava quella sera di 6 anni prima a Buenos Aires quando, nell'abbraccio del “Nene”, si sciolse letteralmente in lacrime. Fu come una folgorazione che la portò, dopo cinque anni di tango “aperto”, il tango da esibizione che in quel periodo spopolava in tutta Europa, a ricominciare da capo. Si fermò un anno in Argentina per studiare quel diverso, ma più intimo modo di ballare: il tango milonguero, il tango che non ha bisogno di esibirsi, il tango fatto di emozione e complicità. Quando ritornò in Italia decise, in completa contro tendenza con le dinamiche del “mercato tanguero” di quegli anni, di aprire la Milonga Porteña. Fu una vera e propria sfida che Elisabetta, mossa dalla sua grande passione, riuscì a vincere.

Ma torniamo a quella sera del 18 febbraio del 2012, con Elisabetta che confida la sua “storia” ai suoi ospiti e il “El Nene” lì, accanto a lei, pronto a ballare insieme. Con le note del primo brano l'emozione si può quasi respirare, come fosse aria, o sentire, come l'elettricità. E la coppia inizia a danzare, a muoversi sulle note della melodia, con una semplicità che quasi spiazza ma che riesce a far trasparire la magica energia generata tra i due.

Alla fine gli applausi scrosciano, calorosi, affettuosi. Un brano, e ancora uno e ancora uno. Si applaude non solo l'esibizione, ma anche la passione, l'emozione, il Tango con la T maiuscola.


“El Nene”
Quando sei il più piccolo di sette fratelli è inevitabile che ti affibbino un soprannome così, che poi ti porti dietro per sempre. Eduardo Masci, detto “El Nene”, iniziò a ballare il tango per permettere ai fratelli maggiori di esercitarsi con i passi, evitando così di fare brutte figure in milonga. Forse è stato proprio questa esperienza nel ruolo di “donna” che gli ha permesso di sviluppare quella particolare sensibilità che lo ha reso uno dei ballerini più ambiti dalle Mujeres di Buenos Aires.

Lui non ha mai preso una lezione.

Ha iniziato da ragazzino a frequentare le milonghe, serate passate ad osservare, praticare, sperimentare, inventare. Da allora di anni ne sono passati più di 50, e il suo tango di oggi è come uno scrigno prezioso, che custodisce una intera vita di tango, di esperienze, di abbracci. E' uno dei milongueri storici di Buenos Aires. Il suo stile è fatto di cose solo apparentemente semplici. Un tango fluido, naturale, dove ogni movimento è lì perché e nella natura delle cose e non può essere fatto diversamente. Ed è proprio nelle milonghe Porteñe che si conquistato la stima e il rispetto di tutti i più grandi maestri e ballerini.

Quando frequenti le sue lezioni, e ti trovi a sperimentare i suoi movimenti apparentemente così facili, ti rendi immediatamente conto della sua bravura. Provi un passo e lo riprovi, e ogni volta ritrovi uno spunto nuovo, cogli una una diversa dinamica, un equilibrio che sembra impossibile ma non lo è. Eppure il passo è sempre quello, è lì, semplice, quasi banale, ma a mano a mano che si lascia scoprire ti svela anche la sua complessità. E' come osservare con la lente di ingrandimento un semplice fiocco di neve.

Lui balla per la donna.

Adora i tanghi cantati, dove si muove sulle note della melodia, facendo vivere alla propria ballerina un'esperienza indimenticabile.

Gli basta poco per capirla, un primo abbraccio, un'apertura. E lui sa già com'è e cosa fare per farla divertire, per farla star bene. “E' come ti portasse in un'altra dimensione, sulle note della musica” racconta Elisabetta. Sì perché per lui la musica e la donna sono quasi delle divinità, verso le quali porta un rispetto sacro: lui balla per la donna e interpreta la musica. E non è una frase fatta, basta conoscerlo e vederlo ballare per capire quanta verità ci siano in queste parole.

La mia lezione col “Nene”
Sono un po' emozionata per la meravigliosa opportunità offertami dalla mia maestra, Elisabetta Cavallari, di avere una lezione privata col “Nene”.

Si inizia con la scelta della musica, importante anche solo per accompagnare una lezione. Pensa un attimo e poi decide, e il CD con le note di Di Sarli inizia a suonare.

Ho già fatto con lui dei workshop collettivi, durante i quali ho potuto sperimentare la sua bravura nell'insegnamento, accompagnata da una spiazzante modestia.

Non capisco lo spagnolo ma le sue spiegazioni sono chiare e inequivocabili. Non mi mette soggezione, per nulla. E chi mi conosce si stupirà per certo. Le prime volte che ballo con un maestro o un ballerino particolarmente bravo mi tremano le gambe, letteralmente. Con lui non mi succede, mi sento perfettamente a mio agio, e già questo è un piccolo miracolo. Iniziamo a ballare.

Si ferma quando coglie un movimento non corretto, per sottolinearlo e provarlo fino a quando non riesco a migliorarlo. Ma si ferma anche quando non mi sente perfettamente a tempo: “La musica” mi esorta “Escucha la musica”. E il suo tono di voce è dolce, come se volesse farmi capire quanto la musica sia meravigliosa e che se la si ascolta veramente è impossibile non muoversi in armonia con essa. Lo fa come se mi stesse svelando un prezioso segreto, con la pazienza di un padre.

Ma quando avverte un passaggio riuscito particolarmente bene, o un movimento del piede che accarezza con esattezza una nota, allora è subito pronto ad esternare la sua approvazione, con l'entusiasmo di un bambino felice.

Il suo abbraccio mi evoca una nuvola, soffice sul petto, ma presente nella presa. La sua guida mi trasmette una grande sensazione di libertà, nessuna costrizione, come quando si scende una montagna per l'unico sentiero percorribile. Niente a che vedere con certi abbracci soffocanti, presunti milongueri.

La cadera esta bien” mi dice alla fine, come incoraggiamento. Eppure mi sento come un goffo elefante che ha avuto l'opportunità di danzare con una farfalla.

Ma quando balliamo l'ultimo tango, non ci sono lezioni da imparare. Chiudo gli occhi e ascolto la musica con la massima attenzione, lasciandomi andare alla fluidità della sua guida. E la magia avviene, il goffo elefante inizia a volare. Sperimento cosa significa ballare col “Nene”, dove musica, abbraccio e movimento si fondono come cosa sola che diventa un'altra dimensione.

E' stato un grande onore per me, maestro. Grazie di cuore”. Chiedo ad Elisabetta, la mia maestra, di tradurre in spagnolo. Lui sorride, un po' timido.

Me ne vado con l'aria un po' sognante, con Elisabetta che mi chiede: “Ma sei certa di riuscire a tornare a casa?”. Mentre cerco una risposta mi strizza l'occhio, con sorriso complice.

1 commento:

geronimovi ha detto...

questo tuo racconto mi ha stregato...grazie di cuore a te...e alle tue parole...un abrazo..si dice così??
Gerry